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Curiosità
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14 agosto 2018
POLITICA
Colpa di tutti

COLPA DI TUTTI

Mentre scorrono in televisione le immagini del ponte crollato a Genova, mentre si contano le vittime, si viene a sapere che il pericolo era noto da diversi anni e questo rende ancora più inaccettabile quello che è accaduto.

I nostri politici, intanto, hanno già cominciato a darsi la colpa l'uno con l'altro, preceduti ed imitati dagli odiatori di professione dei social network.

Ha cominciato Salvini, dando la colpa all'Europa (e ti pareva) che ci impedisce di indebitarci per fare le infrastrutture. Verrebbe da dire che gli altri paesi dell'Unione rispettano le nostre stesse regole, che quelli più forti li rispettano di più e che, forse, sarebbe l'ora di provare ad imitarli, invece di piangere tutte le volte perchè mamma Germania è tanto cattiva.

Poi ci si sono messi quelli della sinistra, che hanno dichiarato che la colpa è del Movimento 5 Stelle e di Grillo, che hanno sostenuto i comitati contrari alla costruzione della cosiddetta Gronda, che pare sia una bretella destinata ad alleggerire il traffico proprio sul ponte Morandi. Ora sarà vero che il Movimento sosteneva che questa Gronda fosse un'opera inutile e che gli allarmi sulla tenuta del ponte Morandi erano solo scuse dei politici ladri per costruirla, ma è anche vero che al governo si sono succeduti nel tempo governi di ogni colore e orientamento, dei quali il M5S non faceva parte e che nessuno ha fatto niente per risolvere il problema.

Personalmente credo che sia colpa di tutti; di coloro che dovevano fare le manutenzioni e, evidentemente, le hanno fatte male; dei politici ad ogni livello che, avvertiti del pericolo, non hanno preso le decisioni necessarie, magari per non perdere i voti di qualche comitato; dei cittadini che, invece di credere ai tecnici e agli esperti sulla necessità di un nuovo ponte, si sono fidati di qualche guru mezzo matto; di tutti noi, che, elezione dopo elezione, abbiamo mandato al governo del paese, delle regioni e delle città gente sempre più incompetente oppure, semplicemente, abbiamo smesso di impegnarci per migliorare le cose, pensando che fosse inutile.

Qualcuno, ovviamente, avrà anche delle responsabilità penali e i giudici, si spera, le accerteranno, ma tutti noi condividiamo la responsabilità morale di quello che è accaduto e dovremmo, tutti quanti, vergognarci.

13 agosto 2018
POLITICA
PRIMA LE DONNE E I BAMBINI

PRIMA LE DONNE E I BAMBINI

Continua la lotta del nostro prode governo contro gli immigrati e le ONG che, accogliendoli a bordo delle proprie navi, salvano loro la vita. Ora: salvare vite umane è un'attività generalmente ritenuta meritoria, ma questa gente viene trattata dal nostro governo come un branco di criminali. Salvare vite umane è diventato un crimine.

Ciò accade con l'approvazione di un'opinione pubblica che esprime commenti entusiasti sui social network, plaudendo alla durezza spietata con cui il Ministro dell'Interno affronta il problema dei migranti.

Anche questo è segno della diffusione di un'ideologia, che è nei fatti razzista e che si nutre di violenza verbale nei confronti degli immigrati, fino al punto da considerare con soddisfazione le sofferenze che vengono loro inflitte.

Non è un problema da poco, per questo credo che valga la pena spenderci qualche parola.

A bordo della Aquarius e dele altre navi delle ONG trovano rifugio bambini piccoli e donne incinte. Ora, chiunque abbia passato qualche ora in un traghetto passeggeri sovraffollato (magari senza aria condizionata, come è successo a me) può farsi una pallida idea di quale sofferenza possa essere, per un bambino piccolo o per una donna incinta, restare su una nave, inadatta al trasporto di passeggeri per una settimana o più.

Sia ben chiaro: capisco che si richieda un aiuto agli altri paesi europei, anche se non è vero che non fanno niente: la Germania nel 2017 ha dato protezione a 325.370 profughi - leggasi trecentoventicinquemila; sempre nel 2017 l'Italia era terza nell'Unione Europea avendo dato protezione a circa un decimo dei profughi accolti dalla Germania.

Capisco anche coloro che chiedono politiche dell'immigrazione più efficienti e ordinate o, perfino, più restrittive.

Capisco tutto, ma non riesco a capire quelli che, di fronte alla decisione di lasciare donne incinte e bambini in alto mare esultano come se fosse una vittoria.

É moralismo? Sono considerazioni retoriche?

Sarà, ma preferisco essere moralista e retorico che accettare supinamente la sofferenza di donne e bambini. Sarò un po' all'antica, ma sono fatto così.

E poi: se a bordi di quelle navi ci fossero le nostre mogli o i nostri figli? Se al posto loro ci fossimo noi?


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12 agosto 2018
POLITICA
Piccolo mondo antico

Piccolo mondo antico

Stamattina, leggendo alcune dichiarazioni rilasciate da Salvini, ho capito che, alla lunga, vinceremo noi. Sarà questione di tempo, forse anche molto tempo, ma alla fine le idee e i valori dei progressisti prevarranno, perché quelle dei vari Salvini che tanta fortuna stanno riscuotendo in Europa e nel mondo, sono idee retrograde, già vecchie e maleodoranti, come vecchi vestiti rimasti per tanto tempo chiusi in un baule.

Nel mondo di Salvini la famiglia è ancora formata da mamma e papà. Nel mondo non è già più così. Ci sono le famiglie di fatto, le famiglie in cui c'è un solo genitore, le famiglie allargate e, infine, ci sono le famiglie omosessuali. Sono una realtà incontrovertibile, hanno già ottenuto dei diritti ed altri ne stanno chiedendo e li otterranno, perché i diritti, una volta saltata la diga dell'oscurantismo e della superstizione, non si fermano più, travolgono tutto e tutti e non si può farli tornare indietro.

Nel mondo di Salvini le droghe leggere sono rigidamente proibite e si torna indietro anche sulle timidissime aperture fatte sulla cannabis legale, come se un secolo di proibizionismo avesse fatto scomparire le droghe, invece di creare un vasto e fiorente mercato criminale.

Nel mondo di Salvini, addirittura, si torna alla vecchia e cara naja, al servizio militare obbligatorio, così ai giovani gli si raddrizza la schiena e imparano l'educazione. A parte che ho conosciuto dei perfetti buzzurri che hanno fatto il militare e persone di squisita educazione che non l'hanno fatto, basterebbe una infarinatura sulle questioni militari, per capire che un esercito di massa, basato sulla coscrizione e pensato per respingere una invasione ai tempi della guerra fredda non avrebbe alcuna utilità nel mondo delle guerre asimmetriche e tecnologiche, dove, semmai, servono professionisti iper addestrati capaci di gestire sistemi d'arma sempre più complessi.

Nel mondo di Salvini si torna ai vecchi e cari stati nazionali, all'Italietta furba, alla Francia antipatica, alla vecchia e cara Germania patria dei Crucchi. Si torna ai vecchi e cari tempi delle frontiere, dei controlli alla dogana, dei permessi di lavoro, dei moduli e della burocrazia. Nel mondo di Salvini non si comprende che siamo parte di una sola grande nazione europea, con comuni radici culturali e un comune destino, fratelli figli di padri diversi.

Nel mondo di Salvini non si capisce che ciascuno dei nostri paesi, da solo, è destinato alla sottomissione, all'irrilevanza e si fa sfoggio di anti europeismo in nome della difesa dell'italianità (tra l'altro dà non poco fastidio sentirsi fare lezioni di patriottismo da parte di chi fino a ieri si definiva padano e che sbeffeggiava e derideva l'Italia dicendo di volerla dividere).

Il mondo di Salvini è piccolo, ristretto, ottuso. Il mondo di Salvini è vecchio come il cucco e non passerà la prova del tempo.

Alla fine, anche se oggi sembra incredibile, vinceremo noi.

8 agosto 2018
TEMPO DI PARLARE

TEMPO DI PARLARE


Non si può più stare zitti. Non si può. Credo che, a questo punto, chiunque abbia un blog letto da quattro gatti, un profilo facebook o qualunque altro modo di comunicare con altre persone abbia il dovere di parlare, di dire come la pensa.

In Italia abbiamo al governo gente che dice che non esiste un problema di razzismo e che, anzi, ad essere discriminati dalla perfida sinistra globalista del pensiero unico sono gli Italiani (parole, abbastanza oscure, di un certo Fontana, che è velatamente fascista e apertamente soggettone, ma che, per qualche strano motivo, pare sia anche un Ministro della Repubblica).

Costoro sono talmente convinti che in Italia non ci sia un problema di razzismo che hanno pure proposto (nella persona del soggetto di cui sopra) di abolire la legge che punisce chi sostiene e fa propaganda ad idee fasciste e razziste.

Ora, a me pare che in questo paese ci siano e si stiano diffondendo un clima di rancore e di astio verso gli immigrati; una tendenza ad addossare a loro la colpa di tutti i problemi, dalla disoccupazione alla delinquenza; una sempre maggiore violenza verbale nei loro confronti (lasciamoli affondare con i barconi e tutto, rimandiamoli a calci al loro paese).

In ultimo ci sono episodi sempre più frequenti di violenza fisica, di aggressività anche e soprattutto contro persone che non danno noia a nessuno e che non fanno nulla di male (come la stragrande maggioranza degli immigrati).

Tutto questo è condito da un sovrappiù di irrazionalità, che se ne infischia di qualunque tesi, anche ragionevole, che venga portata a difesa degli immigrati e, perfino, dei crudi dati statistici, che ci dicono, ad esempio, che il nostro sistema pensionistico non reggerà senza il contributo dei lavoratori stranieri.

Non è più questione di dati e di cifre. É questione di ideologia. E questa ideologia ha un solo nome che è, per l'appunto razzismo.

A questo, paradossalmente, si aggiunge una situazione di fatto nella quale gli immigrati sono sfruttati, asserviti e strumentalizzati da chi intende fare dei soldi sulla loro pelle.

Non dico, ovviamente, che tutti gli Italiani siano razzisti. Io non lo sono. Molti altri la pensano come me. Probabilmente ciascuno di noi, messo di fronte al caso singolo, all'uomo (o alla donna o al bambino) tolto dalla massa e preso nella sua individualità, sarebbe ancora in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ciò nonostante il numero di coloro che odia gli immigrati come massa informe, che esulta per le loro sofferenze, almeno fino a quando non le vede con i propri occhi, è drammaticamente in crescita.

Per affermare questo non servono statistiche. Basta andare al bar o al supermercato.

La storia giudicherà chi ha diffuso e alimentato questo clima, chi lo cavalca per il proprio tornaconto politico. E giudicherà coloro che erano d'accordo e coloro che, non essendolo, hanno taciuto. È tempo di parlare.

14 maggio 2018
POLITICA
I will survive

I will survive

Quando ero ragazzino mi buttai a sinistra, come diceva Totò, devastato dalla vittoria di Berlusconi del marzo 1994. Non che la cosa giungesse inattesa, i segni premonitori del disastro c’erano tutti: la totale sottovalutazione da parte della sinistra; la penosa confusione che regnava nella gioiosa macchina da guerra del grande Achille Occhetto; l’impressionante modernità (per quei tempi) di una macchina da propaganda alla quale la sinistra non poteva opporre che i vecchi comizi e la distribuzione dell’Unità ai semafori.

Personalmente compresi come sarebbe andata a finire quando, sceso da un treno con un mio conoscente, anche lui studente di Scienze Politiche, fui accolto alla stazione da un mega manifesto col faccione di Berlusconi (era uno dei primi di quella lunga campagna elettorale) e questo tizio (incredibilmente) mi chiese di cosa si trattasse.

Gli spiegai che era un manifesto del nuovo partito fondato da Berlusconi e che personalmente trovavo insopportabile sia il partito che il manifesto, ma il mio amico, in stretto accento del Val d’Arno, mi rispose: invece gli’è dimolto bellino e sai icche’ ti dico? Gli do anche i’vvoto.

Quando Berlusconi vinse mi parve ugualmente incredibile che la rivoluzione di quegli anni (la caduta del muro di Berlino, la nascita di una sinistra democratica sulle ceneri del comunismo, Tangentopoli, Mani Pulite, il crollo dei vecchi partiti) avesse potuto portare a quell’esito, al governo di Berlusconi, di Bossi e di Fini.

Più di tutto, più delle idee che costoro propugnavano (forse non avevo neanche gli strumenti per giudicare) mi offendeva quell’estetica da riunione aziendale, da televendita, quell’inno con le rime forzate che ricordava i jingle pubblicitari dei panettoni, le giacche a doppiopetto, quel modo di rivolgersi alle persone “come se avessero 11 anni”. Tutto questo, lo confesso, mi ripugnava profondamente.

Immaginavo quali danni il Berlusconismo avrebbe potuto fare a questo disgraziato paese e, guardando all’Italia di oggi, posso dire che, almeno in questo, ero perfino troppo ottimista.

Oggi siamo ad un’altra delle mille svolte di questi anni: pare che (forse) ci toccherà un governo di coalizione tra la Lega ed il Movimento 5 Stelle.

Se solo due anni fa mi avessero detto che avremmo avuto un governo di coalizione tra Invasori Venusiani e Adoratori di Satanasso avrei giudicato l’ipotesi più realistica di quello che sta avvenendo oggi.

E, sia ben chiaro, sono molto preoccupato, per me e per i miei figli.

Però ho imparato dal passato che, alla fine, si sopravvive a tutto, magari male, ma si sopravvive. E allora vorrei lanciare un messaggio di speranza.

Fermandosi alla storia dell’Italia unita abbiamo avuto i Savoia, la tassa sul macinato, Crispi, il colonialismo, Bava Beccaris, Giolitti con il trasformismo ed i capibastone, un re alto un metro e un barattolo che ci ha trascinato in una guerra che voleva solo lui e poi vent’anni di Duce, Starace e adunate fasciste, un’altra guerra dove abbiamo preso schiaffi da tutti, la Democrazia Cristiana (e anche il PCI, per certi versi, non scherzava) il terrorismo, le stragi, il sequestro moro, Andreotti e Salvo Lima, il CAF ed il pentapartito, Berlusconi, e, infine, i governi tecnici, Renzi e la Boschi.

Siamo sopravvissuti a tutto questo.

Sopravviveremo anche a Salvini e Di Maio. Non so voi, ma io metto su I will survive.


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permalink | inviato da long fellow il 14/5/2018 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 maggio 2018
POLITICA
Con il fattore o con i tacchini

Con il fattore o con i tacchini


Da due mesi e passa ci stiamo sorbendo questa commedia dell’arte sul nuovo governo. Commedia sgangherata quanto mai che sembra ormai giunta al finale scontato, ossia che, salvo la inopinata comparsa di qualche governo di tecnici, saggi, professoroni, teste d’uovo o roba cosí, si andrà a nuove elezioni, sperando che ne esca un quadro più chiaro. Intanto tutti i protagonisti tentano, naturalmente, di incolpare gli altri del casino che è venuto fuori.


Ora: mi pare che perfino in questo esercizio di normale e ammuffita routine politica il M5S ed il suo Capo ci mettano un di piú di biliosa acredine, pervasa dalla solita irritantissima pretesa di superioritá morale (detto di passaggio: nessun partito in Italia ha mai avuto un Capo: dopo le ducesche avventure i partiti preferirono sempre nominare un segretario, parola meno impegnativa che sottintendeva la limitatezza del mandato ed il fatto che il vero potere restava in mano agli iscritti, pensa te).


Di tutte le affermazioni fatte dal buon Gigino per spiegare il fallimento del suo disegno, quella che mi crea più perplessità è che la mancata formazione di un governo sarebbe da attribuire al fatto che i vecchi partiti pensano solo al loro orticello e alle poltrone. Ma santo cielo. Di Maio ha proposto un’alleanza ai due partiti più lontani per ideologia e pratica politica: al PD ultra europeista, strenuo difensore dell’Euro, atlantista, promotore dei diritti civili, moderatamente favorevole all’immigrazione, nonché promotore o sostenitore delle leggi che lo stesso M5S vorrebbe abolire (Fornero, Jobs Act); e alla Lega euroscettica, fautrice del ritorno alla sovranitá monetaria, filo russa, favorevole alla famiglia tradizionale e radicalmente contraria all’immigrazione in tutte le sue forme.

Un’indifferenza sui contenuti che dovrebbe quantomeno insospettire: potrá mai essere possibile portare avanti i propri programmi con alleati cosí diversi?


Ma non si tratta di alleanza, dice Gigino. Non sia mai. È un contratto fatto nella massima trasparenza. Mi viene in mente quella barzelletta sul tizio che trova la moglie a letto con un suo amico e questo gli fa: Mario non è come pensi te. Ma anche ammettendo che tra un contratto e una alleanza ci sia una differenza non sará la stessa cosa fare un contratto politico con il fattore o con i tacchini: qualcosa di diverso vorranno, o no?


La sostanza è che il Gigino avrebbe fatto il governo con cani e porci, ad una sola condizione: essere il Presidente del Consiglio. Questa è l’unica cosa sulla quale il nostro non ha mai inteso transigere.

Va bene, per carità, ma, almeno ci si risparmino le solite prediche.


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permalink | inviato da long fellow il 2/5/2018 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
26 aprile 2018
POLITICA
CHI DI VAFFA FERISCE...

CHI DI VAFFA FERISCE

L’accanita resistenza con cui gli elettori del PD (che, per una volta, sembrano abbastanza compatti) stanno accogliendo i tentativi di riavvicinamento con il M5S in vista di un possibile governo da fare insieme sembrerebbe, ad un osservatore razionale arrivato ieri da Marte, quasi autolesionista.

Ma come, si potrebbe obiettare, dopo una sconfitta alle elezioni che sembrava tagliarvi fuori dai giochi avete, miracolosamente, un’opportunità di tornare al governo e, quindi, di portare avanti almeno una parte dei vostri programmi, di promuovere gli interessi di chi rappresentate e la buttate al vento per un puerile senso di rancore?

Non sarebbe più corretto, più politico, verificare se ci possono essere convergenze programmatiche sufficienti e, se ci sono, esercitare con senso di responsabilità il di dovere di dare un governo al paese?

Ebbene non è così facile.

Intanto coloro che ci stanno davanti hanno sostenuto in questi anni teorie e proposte politiche da far accapponare la pelle e non sono così sicuro che vi avrebbero rinunciato qualora avessero ottenuto la maggioranza in parlamento. Qualcuno ricorda che questa gente due o tre anni fa distribuiva ai gazebo volantini con scritto usciamo dall’Euro?  Qualcuno ricorda i flirt con Farage? E le posizioni filorusse e contro la NATO?

I nostri interlocutori si sono segnalati, inoltre, come forti sostenitori delle più bislacche teorie complottiste e pseudo scientifiche, dai No vax alla lotta contro le scie chimiche, che sono, a seconda del tema, roba da pazzoidi o da criminali.

Ma c’è, purtroppo, uno scoglio ancora più insormontabile di queste, pur validissime obiezioni. Ossia la cultura del vaffa. Il PD è un partito che avrà i suoi problemi e li avrà pure gestiti male, ma in fondo, è fatto soprattutto di gente si fa il mazzo alle feste dell’Unità e che distribuiva volantini contro Berlusconi quando tanti 5 Stelle si baloccavano con le loro teorie sulle cure alternative contro la psoriasi.

Almeno dalle mie parti è stato così. Gente che per anni si era tenuta alla larga dalla politica, mentre altri (come me) buttavano via la loro gioventù per andare a mettere i volantini contro il Cavaliere nelle cassette della posta, tittidintratto ha scoperto l’impegno civile e si è messa a fare la predica moralistica come se fosse portatrice di chissà quale vangelo (vi ricordate: o noi o loro!). E ci ha offesi, dandoci a tutti, indistintamente, dei ladri e dei mafiosi. E si è sentita in diritto di mandarci a fare in quel posto.

Da parte mia la risposta è questa: se volete fare un governo convincete il vostro amico Salvini, oppure prendete la maggioranza. Se no a cuccia. E vaffa a voi.


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4 aprile 2018
POLITICA
LE RUSPE

LE RUSPE

Salvini ha rispolverato, dopo un po’ di tempo, il suo tormentone sulle ruspe da mandare contro i campi Rom. Il casus belli è stata la rivolta, avvenuta in un campo di Roma a fronte del tentativo della polizia di intervenire per arrestare dei ladri.

Salvini ha ragione.

Se vogliamo costruire una società multietnica e multirazziale dobbiamo partire da un presupposto che non è di destra e non è di sinistra, ma è pre politico ed è alla base di qualsiasi ordinamento giuridico moderno e liberale, ossia che la legge è uguale per tutti.

È uguale nel concedere a tutti le stesse libertà e gli stessi diritti, in materia di religione, di convinzioni morali e politiche ed è uguale nel richiedere a tutti il rispetto delle stesse regole.

Se dovessi smettere di portare i miei figli a scuola, se li facessi vivere in condizioni igieniche atroci, se li facessi partecipare regolarmente ad attività illegali, quali piccoli furti ed accattonaggio dopo pochi mesi me li toglierebbero e li affiderebbero a qualche istituto e farebbero bene.

Ciò che a me, come cittadino italiano (ma anche a qualsiasi straniero non nomade che viva in questo paese) è giustamente proibito è invece concesso, di fatto, a decine di famiglie nomadi, i cui figli sono costretti a compiere atti criminali, privati dell’istruzione, sottoposti a condizioni di vita inaccettabili e ciò in nome di un assurdo principio di relativismo culturale che giustifica tutto questo perché “fanno parte di una cultura diversa”.

Personalmente sarei disposto, pur di risolvere il problema, a sostenere politiche di affirmative action, cioè tese a favorire quel particolare gruppo sociale garantendo vie preferenziali per l’inserimento nel mondo del lavoro degli adulti, l’accesso alla casa, il diritto alla scuola per i figli e quanto altro sia necessario a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono l’integrazione nella nostra società. In questo credo di avere idee diverse dal Salvini.

Per il resto bisogna fare l’interesse dei minorenni nomadi, per i quali quella vita non è una scelta, ma una costrizione, bisogna punire i criminali e riportare la legalità dove questa sia messa a repentaglio, con le buone, se possibile, con le ruspe, se necessario.


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30 marzo 2018
consumi
PACKAGING E BANANE

PACKAGING E BANANE

Tra gli innumerevoli temi che meriterebbero una riflessione che nessuno fa (ed in particolare non la fa la sinistra, cosa che a me dispiace particolarmente) uno dei più trascurati (e credo invece che sia abbastanza importante) è quello del modo in cui produciamo e distribuiamo i beni di consumo.

Non voglio neanche addentrarmi nel problema della produzione consumista, ossia la produzione di beni volutamente non durevoli a basso costo e di bassissima qualità, che hanno invaso non solo i nostri mercati, ma letteralmente la nostra vita, perché meriterebbe una riflessione ben più approfondita.

Ci sono poi i beni perfettamente inutili, il cui unico scopo è essere venduti e che procurano al consumatore solo un fugace piacere legato al momento dell’acquisto, senza portare alcun valore aggiunto nella sua vita (fanno parte di questa categoria l’infinita serie di gadget di nessun valore che ci concediamo compulsivamente, dalle cover dei telefonini a forma di melanzana alla tredicesima sciarpa che compri per metterla dentro un cassetto e non rivederla più).

Insomma, in generale produciamo troppo e produciamo male per un mondo che consuma troppo e consuma male.

Quello però che mi manda letteralmente fuori dai gangheri è vedere che tutto questo visibilio di prodotti da quattro soldi è protetto e fasciato da enormi quantità di packaging, costituito da plastica, polistirolo e cellophane, nella maggior parte dei casi neanche riciclabili, destinati a finire nel secchio della spazzatura, seguiti, da lì a poco dal loro contenuto.

Faccio un esempio che mi sembra particolarmente clamoroso e che riguarda addirittura i prodotti alimentari.

Da diverso tempo si vanno diffondendo sui banchi dei freschi i cosiddetti preconfezionati, ossia prodotti freschi chiusi in vaschette di polistirolo con un film di cellophane. Ho visto vaschette utilizzate per tre banane o tre carciofi di numero o per una fetta miserrima di gorgonzola

A cosa è servito, allora, obbligare, i distributori ad utilizzare buste di tipo biodegradabile?

Fatevi un favore. Comprate la frutta e la verdura sciolta e pesatevela per conto vostro; protestate con il vostro supermercato; se ce l’avete disponibile andata a comprare la frutta in qualche mercato a filiera corta o almeno in qualche magazzino. Spesso fanno sconti e la roba costa meno e, a volte, ti danno perfino i sacchetti di carta.


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29 marzo 2018
POLITICA
CITTADINO PRODUTTORE

Cittadino produttore


Ancora non abbiamo un governo e siamo ben lontani dall'avere il famoso reddito di cittadinanza che Beppe Grillo butta la palla più in là pubblicando un post nel quale si immagina una sorta di reddito universale,  o reddito di base incondizionato, percepito da tutti per diritto di nascita, a prescindere dal fatto che uno lavori o no.

Personalmente sospetto che anche il reddito di cittadinanza, in un paese dove ci sono vaste aree nelle quali non c’è domanda di lavoro (in altre parole non ci sono posti di lavoro disponibili) potrebbe trasformarsi in un aiuto assistenzialista di breve respiro.

Il reddito universale proposto da Grillo (con un riflesso più da futurologo che da politico) si basa sul presupposto che si producono anche troppi beni (e questo è assolutamente vero) e che lavoriamo troppo in proporzione alla reale incidenza e produttivitá del nostro lavoro (e anche questo è vero).

Il corollario di questa teoria (ma questa è una mia deduzione) è che, essendo ancora necessario l’intervento dell’uomo nella produzione, nella societá del futuro (in particolare in un paese economicamente e culturalmente povero) si creerebbero due caste: la prima che partecipa alla produzione ed ha in mano le chiavi della tecnologia, della scienza e, indirettamente, dell’ informazione e della cultura; la seconda composta da meri consumatori con una mentalitá parassitaria, che perderebbero ogni stimolo al miglioramento per sé e per i propri figli e che, forse, sarebbero spinti a procreare per percepire un maggiore numero di redditi.

Forse.

Ma forse sto andando fuori dal seminato. Forse sono di malumore e ho dormito male. Forse sto facendo fantascienza. Forse.

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IL CANNOCCHIALE