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Curiosità
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13 settembre 2018
SOCIETA'
RADICAL CHIC

Radical chic

In questo paese c'è stata, negli ultimi mesi, una esplosione di intolleranza contro gli stranieri di dimensioni tali che è un Miracolo che non sia scoppiato qualche progrom. C'è in Italia, però, un gruppo verso il quale è in corso una persecuzione ancora più violenta e spietata: i radical chic.

Mentre gli stranieri ed i migranti trovano ancora chi li accolga, li protegga o ne prenda le difese su qualche misconosciuto blog, non si trova un cane disposto a dire una parola in difesa di questo gruppuscolo, numericamente insignificante, ma accusato ormai di ogni nefandezza.

Chi sono dunque i radical chic di cui tanto male si parla? In sostanza sono un gruppo eterogeneo di persone, che vanno dallo studente universitario smidollato all'insegnante nevrotico, dal no global incallito all'ambientalista che difende le tartarughe, dal sedicente artista al borghese che, pur essendo vergognosamente abbiente, osa manifestare idee progressiste sfoggiando, allo stesso tempo, il rolex e la pashmina etnica.

Una manica di perdigiorno, insomma, accomunati, oltre che dal professarsi di sinistra, dal vizio all'accanita masturbazione mentale, dall'irrisolutezza confusa del pensiero e dall'abuso, oggi come oggi incomprensibile, della lettura di libri pallosissimi.

I membri di questa vil razza dannata, ad esempio, hanno votato in buon numero per il PD alle ultime elezioni, portandolo a prevalere in certi quartieri ricchi della capitale, tipo Parioli o Prati.

Per tutta gratitudine la classe dirigente del partito ha immediatamente elaborato una lucida analisi per cui la colpa della sconfitta era senz'altro loro, ossia degli unici che li avevano votati. Come hanno osato, costoro? Chi glielo ha chiesto?

Il prode Zingaretti, ad esempio, ha già detto che il partito, sotto la sua guida, non rappresenterà più le elite le quali, tra l'altro, portano una sfiga mortale. E che non venga a mente a qualcuno dell'elite di votarlo, che lo Zingaretti si incavolerebbe tantissimo.

Non so se sono un buon rappresentante dei radical chic. Non passo le mie serate a chiacchierare su una terrazza romana, ma se mi invitassero ci andrei. Vengo da una famiglia operaia, e non sono molto ricco, ma sono laureato, ho letto diversi libri pieni di parole difficili e, da ragazzo, una volta, ho comprato la maglietta del Che Guevara.

Credo, però, che proprio per la mia condizione di ibrido, potrei dare ai radical chic un buon consiglio: cambiate. Farvi accettare nella società di oggi dipende solo da voi.

Ad esempio: quando esprimete un pensiero non usate mai più di dieci parole e, se possibile, sbagliate qualche congiuntivo, così, a caso. 

Smettetela di fare i perfettini e ammettete che le barzellette sui finocchi fanno ridere. Raccontatene qualcuna anche voi, che vi costa? 

Se siete maschi, quando conoscete una donna, non state lì a pensarci su. Trombatela. Sì, avete letto bene. Trombatela, tanto è quello che vuole. 

E smettete di riciclare vetro, plastica, organico e altra monnezza. Basta. Buttate tutto nel mucchio, che poi qualcuno ci penserà. 

E, soprattutto, buttate via quei cavolo di libri, che fuori c'è una vita da vivere, razza di pipparoli.



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permalink | inviato da long fellow il 13/9/2018 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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