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Curiosità
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12 settembre 2018
BENGODI (FORSE)

Bengodi (forse)

Un po' di noiosissimi numeri.

A partire dal luglio del 2017 (quando c'era ancora il governo Gentiloni – Minniti) il numero degli sbarchi di migranti in Italia si è ridotto di circa il 50% rispetto all'anno precedente. Dal febbraio di quest'anno ed in ogni mese successivo, si è registrata una riduzione di sbarchi di circa l'80% rispetto all'anno precedente

Con l'entrata in carica del governo Conte (nel giugno del 2018) questa tendenza è stata sostanzialmente confermata. In agosto, in piena furia anti migranti, la riduzione degli sbarchi rispetto allo stesso mese del 2017 è stata di circa il 60%. In settembre, a tutto il 12, sembra ci siano stati solo 243 sbarchi, contro i 6282 del settembre 2017 (che, per un paese che è tra le prime sei o sette economie mondiali non è propriamente un'invasione).

Ciò che si può dire è, dunque, che il governo precedente aveva già ridotto il numero degli sbarchi dell'80% e che quello attuale lo ha ridotto di un ulteriore 10%.

A costo di farci fare, come paese, una figura barbina di dimensioni memorabili.

Ora, però, a Salvini si apre un problema. Gli sbarchi non ci sono più e c'è il rischio che molti si accorgano che la loro vita, intesa come possibilità per il presente e opportunità per il futuro, non è cambiata né in peggio, né in meglio e che qualcuno li ha presi in giro.

Ne consegue che, prima che la gente si svegli, bisogna trovare un altro ferro da battere, per nascondere dietro un nuovo annuncio il precedente fallimento. Una tecnica classica del populismo in tutti i tempi e a tutte le latitudini.

Peccato che, mentre dare addosso ai migranti non costava nulla (tranne l'onore) e garantiva un grosso dividendo politico, le altre promesse nelle quali la Lega si è impelagata in campagna elettorale costano quanto il Serchio ai Lucchesi, specie se confrontate con le magrissime finanze del nostro disgraziato paese.

Se poi si considerano anche i costi delle promesse fatte dai colleghi 5 Stelle, ecco che il conto diventa così esorbitante da essere palesemente insostenibile, a meno che Salvini e Di Maio non si mettano a stampare gli euro le notte, con le fotocopiatrici del ministero.

Ciò nonostante sia la Lega che i 5 Stelle continuano a promettere: si farà la riforma delle pensioni, si farà la flat tax, si farà il reddito di cittadinanza. Una specie di paese della cuccagna, dove non ci sono limiti alle possibilità, basta avere la fantasia e i soldi si troveranno.

Questa gente mi ricorda un mio amico che, ai tempi dell'università, raccontava ai genitori di aver superato esami ai quali neanche si presentava e si compilava il libretto da solo. Ad un certo punto i suoi erano convinti che gli mancassero due esami alla tesi, mentre due era il numero degli esami che aveva sostenuto in quattro anni.

Ne è uscito fingendo un esaurimento nervoso e una grave depressione. Non credo, però, che Salvini e Di Maio potranno usare questo stratagemma.

É più probabile che trovino un altro capro espiatorio (molto probabilmente l'Unione Europea, che è cattiva e ci impedisce di fare i debiti, oppure il povero Tria, che nel governo ha la funzione del vecchio rompiscatole). Oppure daranno l'uno la colpa all'altro e scioglieranno la società facendo volare gli stracci, ma ognuno contento, in cuor suo, di essere uscito dal pelago.

Di Maio ha già messo le mani avanti: o si fa il reddito di cittadinanza o si chiude baracca, ha dichiarato.

Intanto.


29 marzo 2018
POLITICA
CITTADINO PRODUTTORE

Cittadino produttore


Ancora non abbiamo un governo e siamo ben lontani dall'avere il famoso reddito di cittadinanza che Beppe Grillo butta la palla più in là pubblicando un post nel quale si immagina una sorta di reddito universale,  o reddito di base incondizionato, percepito da tutti per diritto di nascita, a prescindere dal fatto che uno lavori o no.

Personalmente sospetto che anche il reddito di cittadinanza, in un paese dove ci sono vaste aree nelle quali non c’è domanda di lavoro (in altre parole non ci sono posti di lavoro disponibili) potrebbe trasformarsi in un aiuto assistenzialista di breve respiro.

Il reddito universale proposto da Grillo (con un riflesso più da futurologo che da politico) si basa sul presupposto che si producono anche troppi beni (e questo è assolutamente vero) e che lavoriamo troppo in proporzione alla reale incidenza e produttivitá del nostro lavoro (e anche questo è vero).

Il corollario di questa teoria (ma questa è una mia deduzione) è che, essendo ancora necessario l’intervento dell’uomo nella produzione, nella societá del futuro (in particolare in un paese economicamente e culturalmente povero) si creerebbero due caste: la prima che partecipa alla produzione ed ha in mano le chiavi della tecnologia, della scienza e, indirettamente, dell’ informazione e della cultura; la seconda composta da meri consumatori con una mentalitá parassitaria, che perderebbero ogni stimolo al miglioramento per sé e per i propri figli e che, forse, sarebbero spinti a procreare per percepire un maggiore numero di redditi.

Forse.

Ma forse sto andando fuori dal seminato. Forse sono di malumore e ho dormito male. Forse sto facendo fantascienza. Forse.

13 marzo 2018
POLITICA
Le cause

LE CAUSE

Un mio caro amico, che purtroppo mi definisce uno pseudo intellettuale di sinistra del cavolo (lui non dice cavolo) mi faceva notare che il famoso reddito di cittadinanza proposto dai 5 Stelle non sarà una soluzione perfetta al problema della povertà, in particolare nel sud, dove vive lui, ma almeno è una soluzione comprensibile, di fronte al grigiore amministrativo e burocratico di una sinistra e di una politica in generale che non dà più risposte a nessuno.

Credo che abbia ragione, ovviamente. E se non siamo capaci di dare risposte è perché, purtroppo, non siamo più capaci di vedere i problemi e di interrogarci sulla loro origine.

A 150 anni e passa dall’unità d’Italia non siamo ancora stati capaci di metabolizzare un concetto molto semplice, e cioè che il ritardo nello sviluppo economico del meridione è diretta e logica conseguenza di politiche assistenzialiste che, semplicemente, sono il veleno che ha intossicato quel pezzo della nostra società.

Il problema dello sviluppo (del meridione come di altre aree arretrate o nelle quali sono in corso processi di deindustrializzazione) lo si risolve se si fanno investimenti nella rete infrastrutturale e telematica, nelle scuole, nelle università, negli ospedali. Solo così si possono attrarre investimenti e, di conseguenza, stimolare processi di sviluppo endogeno.

Un altro problema molto serio che affligge e limita il nostro sviluppo è il livello penosamente basso degli stipendi dei lavoratori in settori produttivi quali l’artigianato o l’agricoltura, tanto che molti italiani preferiscono affidarsi al sussidio di disoccupazione, alla cassa integrazione e ad altre forme assistenzialiste di sostegno al reddito piuttosto che accettare un lavoro sottopagato (non è un caso se nel nostro paese coesistono un grave problema di disoccupazione ed un grave problema di gestione dell’immigrazione).

Uno strumento come il reddito di cittadinanza, sul quale di per sé si potrebbe discutere, funziona se c’è un presupposto, ossia che chi lo percepisce abbia la ragionevole prospettiva di ottenere un posto di lavoro dignitoso e adeguatamente pagato. Dove questo posto di lavoro non c’è il reddito di cittadinanza rischia di essere l’ennesima pezzetta calda con la quale si allevia una sofferenza della quale non si curano le cause.

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IL CANNOCCHIALE