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26 marzo 2018
POLITICA
PECCATI VENIALI

PECCATI VENIALI

Marco Travaglio ha rilasciato, in questi giorni, alcune dichiarazioni nelle quali si dice (in estrema sintesi) che, sebbene la Casellati sia abbastanza impresentabile (tutto sommato meno di altri) il Movimento 5 Stelle ha fatto bene (o almeno ha scelto il male minore) votandola come Presidente del Senato. Trattandosi di una carica istituzionale e non di governo è infatti legittimo che si facciano accordi con altre forze politiche e, in particolare, con quelle che hanno ottenuto i risultati migliori alle elezioni (data anche l’indisponibilità cocciuta del PD).

Altro sarebbe, secondo Travaglio, fare un governo insieme al centro destra o anche solo alla Lega, cosa che comporterebbe un grave danno per il Movimento 5 Stelle, che rinnegherebbe tutto quello per cui tanta gente lo ha sostenuto.

Mi pare che la seconda parte delle affermazioni di Travaglio sia difficilmente contestabile, anche se credo che la Lega sia sempre stata un soggetto politico strano, all’interno del quale hanno convissuto due anime: quella populista e antisistema, di Roma ladrona e della lotta contro i vecchi partiti marci e corrotti, che agitava cappi e manette in parlamento e un’altra, che i leghisti hanno venduta al diavolo, nelle vesti nemmeno tanto camuffate di Berlusconi, in cambio di posizioni di potere e del controllo sulle regioni del nord.

Quella prima Lega, che fece la sua fortuna all’inizio degli anni ‘90, non è mai morta del tutto: si è soltanto adattata, si è messa la grisaglia da ministro o da assessore regionale, senza mai rinnegare quell’impulso contestatario che l’aveva portata alla ribalta.

Credo che molti leghisti della prima ora possano largamente riconoscersi in certe posizioni del Movimento 5 Stelle e che non avrebbero poi tanti problemi a farle proprie (non so se lo stesso si può dire del contrario, ma, come Travaglio, propendo per il no).

Sull’opportunità di sostenere la Casellati mi sfugge invece un passaggio: se la si definisce impresentabile ciò significa che il cittadino comune non dovrebbe votarla come senatrice della Repubblica. Non si capisce, dunque, perché i senatori a 5 Stelle avrebbero fatto bene a sostenerla come Presidente del Senato.

Attenzione, dice Travaglio: questo è un peccato veniale, in confronto al patto del Nazareno e alla convergenza con Verdini e compagnia, grazie ai quali il nostro Renzi ha perduto la faccia, prima ancora di perdere le elezioni.

Tutto bene. Il fatto è che il Movimento 5 Stelle ha fatto della lotta agli inciuci e alle manovre di palazzo da basso impero un proprio caposaldo ideologico (per altro avendo, almeno su questo, mille volte ragione) ed ha sostenuto questa ragione (e soprattutto i torti degli altri) con lo sguardo luminoso e trasparente e con il linguaggio nel quel si sentono tutte le iniziali maiuscole, di chi parla e pensa essendosi convinto di essere Portatore di una Verità Superiore.

Da queste premesse ci si aspetta una ferrea coerenza, più da monaci votati al martirio che da abili negoziatori politici.

Invece risiamo alla tolleranza per il piccolo compromesso, all’elogio della furbizia, all’indulgenza per l’errore lieve (peccato di pantalone pronta assoluzione) allo stramaledetto fine che giustifica i mezzi. Risiamo, dunque, alla vecchia e cara politica all’italiana della quale, come si dice dalle mie parti, non se ne pole più.

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