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28 marzo 2018
POLITICA
DEMOCRAZIA E COLTELLI ELETTRICI


DEMOCRAZIA E COLTELLI ELETTRICI

Ci sono alcun oggetti che, nonostante siano stati inventati migliaia di anni fa continuano ad essere comunemente usati. Tra questi si potrebbe citare, a titolo di esempio, il coltello. Ovviamente sono cambiati nel tempo i materiali con i quali i coltelli sono costruiti. Oggi si usano l’acciaio inox e la plastica, piuttosto che la selce ed il corno, ma, in definitiva, i nostri coltelli sono costituiti da una lama tagliente collegata ad un manico prensile, molto simili, per principio di funzionamento, agli attrezzi che i nostri antenati portavano alla cintura.

Le alternative che nel tempo sono state proposte (i pericolosissimi coltelli elettrici degli anni ’70 o gli innumerevoli aggeggi per affettare che si vendono in televisione) non hanno mai avuto una grande diffusione, per il semplice motivo che sono meno efficienti, ossia non funzionano altrettanto bene.

Lo stesso di può dire, in un certo senso, della democrazia liberale come regime di governo. Si basa su semplici concetti: molti eleggono pochi che li rappresentino e governino in vece loro. Questa scelta è a tempo e deve essere periodicamente rinnovata. Il rinnovo avviene in occasione di grandi e solenni cerimonie pubbliche durante le quali i molti (i cittadini, il popolo) si recano di persona a esprimere il loro voto. Una volta eletti i prescelti svolgono la loro funzione di rappresentanza dovendo rispettare le leggi, ma avendo libertà di esercitare il proprio mandato, come si dice, senza vincoli.

I momenti di democrazia diretta (ossia quelli in cui i molti sono chiamati ad esprimere la propria opinione su questioni di merito), sono presenti, ma limitati a poche occasioni, durante le quali, in generale, ci si esprime su questioni di grande importanza ideologica e sociale. In atre parole la democrazia diretta ha un ruolo residuale e correttivo rispetto a quella rappresentativa.

Nel nostro disgraziato paese c’è chi ha teorizzato niente di meno che la fine della democrazia rappresentativa e di quei soggetti intermedi che, in essa, svolgono una funzione di mediazione tra elettori e istituzioni di governo (partiti polirtici, sindacati) prevedendo e, anzi, auspicando un mondo in cui i cittadini avrebbero, attraverso la rete, gestito da soli il governo partecipando di volta in volta alle decisioni.

Mi chiedo che fine abbiano fatto queste teorie, dato che alla prova dei fatti, i seguaci di chi le ha formulate si sono adattati ai più vetusti rituali della politica tradizionale.

Perché, mi chiedo, non si fanno le coalizionarie? Quale migliore occasione per saggiare le potenzialità della democrazia digitale? Che siano gli elettori dei 5 Stelle a scegliere sulla loro piattaforma con quale partito accordarsi, a quale offrire per primo un’alleanza o a decidere con chi non ci si debba alleare affatto.

Perché non si sono consultati gli elettori prima di votare Fico o la Casellati?

E che fine hanno fatto le dirette streaming, la trasparenza, il ripudio delle trattative segrete e dei rituali della vecchia politica?

Secondo me hanno fatto la fine dei coltelli elettrici e degli affetta frutta. Quando ci si è accorti che non funzionavano o che, peggio, erano pericolosi, li si è riposti in un cassetto e poi dimenticati.

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IL CANNOCCHIALE